“Elogio dell’ozio” come Stevenson distrugge l’etica vittoriana

Come anticipato nell’articolo sulle opere minori, oggi parliamo di un lavoro meno noto di Stevenson, che di minore non ha proprio nulla: Elogio dell’ozio. Pubblicato con il titolo An apology for Idlers, il testo è parte integrante della raccolta Virginibus puerisque e, per dirla con le parole dello stesso Stevenson è scritto con l’intento di essere “l’Advocatus non, spero, del Diavolo, ma della gioventù”.

Elogio dell’ozio in breve

Si tratta di un breve saggio con cui l’autore elogia, appunto l’ozio, non come padre dei vizi ma come unico e vero strumento di conoscenza di sé stessi.

L’ho trovato particolarmente interessante. Elogio dell’ozio è di circa una decina di pagine scritto con sarcasmo e che, sebbene ricco di rimandi, allusioni e citazioni di livello molto alto, può comunque essere letto e compreso interamente anche non cogliendole a pieno, cosa che sicuramente sarà capitata anche a me. Cerchiamo però di vederne qualcuna e di capire com’è che, nella patria del capitalismo uno scrittore di così alto livello si sia svegliato e abbia deciso di elogiare proprio l’ozio. 

Elogio dell’ozio e la società vittoriana

Se il Dottor Jekyll e Mr Hyde è il romanzo con cui Stevenson condanna l’ipocrita società vittoriana, il saggio rappresenta un’analisi diretta del tema. Che nell’Inghilterra ottocentesca il progresso e il capitalismo avessero dato origine ad una vita frenetica e basata sul guadagno, non è certo un mistero, proprio per questo scrivere l’Elogio dell’ozio, o meglio An apology for Idlers, significa prendere a calci in bocca tutta la bigotta società borghese sessuofobica e benpensante. Che c’entra il sesso? Tutto e niente!

Tre cose doveva fare un buon vittoriano: produrre, pregare e procreare all’interno del matrimonio. Le potremmo definire le 3 P dell’ipocrisia.

In nome di questa trinità tante altre P erano tabù, in primis il piacere, in qualunque forma, soprattutto quello sessuale: persino i tavoli dovevano avere le tovaglie lunghe per nascondere le gambe. Effettivamente a chi non è mai capitato di eccitarsi quando per sbaglio struscia violentemente il mignolo in cucina mentre sta mangiando?

età vittoriana workhouseNella società del progresso, essere poveri non era una condizione sociale ma una condanna semidivina o una malattia mentale. Quindi come si ripuliscono le strade da tutti i fastidiosi e puzzolenti vagabondi? Ed ecco la brillante soluzione: le Workhouses! Questi luoghi, visti da Ladies and Gentlemen come alberghi per fannulloni, erano in realtà qualcosa di molto simile ad una casa di lavori forzati.

Produrre e ripagare l’aiuto di Stato o esser liberi di andarsene altrove a morire di fame. Queste le eccitanti opzioni a disposizione dei poveri e dei diseredati che ci ha raccontato Dickens in più occasioni.

A proposito di Dickens, nel saggio viene citato come esempio positivo di chi ha imparato dalla vita, oltre che, o forse più che dai libri:

Non è ora il momento di dilungarsi su quell’efficacissimo luogo di educazione, la strada, che fu la scuola favorita dei Dickens e dei Balzac, e che produce ogni anno molti ingloriosi maestri di Scienza della Vita.

 

Elogio dell’ozio e il Viaggio del Pellegrino

 In un dialogo tra un ipotetico ragazzo che ha marinato la scuola e “l’Esperto di cose del mondo” l’autore della Freccia nera ricalca, in tono ironico lo stile tipico del predicatore John Bunyan, scrittore del Viaggio del Pellegrino, seicentesca opera allegorica dal titolo originale di The Pilgrim’s Progress from This World to That Which Is to Come Delivered under the Similitude of a Dream, insomma niente troppo lungo da ricordare.

L’opera racconta il lungo percorso di un uomo, Cristiano, per ricercare la salvezza; i nomi dei vari compagni di viaggio del protagonista, più che allegorici sono delle vere e proprie personificazioni di vizi, virtù. Semplificando, si potrebbe definire il testo come la versione della della Divina Commedia per il cristianesimo riformato, con tutte le cautele del caso. Al di là delle mie strane definizioni, gente ben più attendibile di me ha notato come il testo contenga, in versione narrata la base di tutti i principi dell’etica protestante e vittoriana.

Il nome stesso dell’Esperto è una chiara ripresa di quanto fatto da Bunyan. Quando l’uomo chiede al ragazzo cosa stia imparando, questo risponde

In verità, signore, potrà giungere presto per me il tempo di fare un Pellegrinaggio, perciò desidero osservare ciò che fanno le persone in questo caso e dove si trovano i peggiori Pantani e i Roveti, e quale sia il Bastone più utile. Inoltre me ne sto qui, accanto a questo ruscello, ad assimilare profondamente una lezione che il mio maestro mi insegna a chiamare Pace o Appagamento.”

Al che l’Esperto-di-Cose-del-Mondo si infuria e agitando il bastone con aria minacciosa prorompe:

“Imparare, dice! Questi furfanti dovrebbero essere frustati dal boia!”

Il ragazzo riesce quindi a vincere facilmente sull’uomo, semplicemente scandalizzandolo con la ripresa scherzosa del celebre libro di Bunyan che indispettisce l’interlocutore, personificazione dell’opinione comune, obbligandolo a andarsene indispettito.

Perché leggere Elogio dell’ozio 

Mi pare che le parole di Stevenson siano la miglior risposta questa domanda. Tra le tante citazioni che si potrebbero aggiungere,  quella che segue mi sembra ancora molto attuale e fonte per qualche riflessione.

L’attività frenetica, […] è sintomo di scarsa voglia di vivere. La capacità di stare in ozio implica una disponibilità e un desiderio universale, e un forte senso di identità personale. C’è in giro molta gente mediocre, semi viva che a malapena è consapevole di vivere se non nell’esercizio di qualche occupazione convenzionale.

Oltre alla critica sociale in tono sarcastico, Stevenson ci lascia quindi riflessioni ancora molto attuali che, forse, ci farebbe bene rileggere e dà un saggio della sua capacità di giocare con le parole.

Per chi volesse leggere integralmente l’Elogio dell’ozio, eccolo nel link.

Buona lettura.